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Pagina iniziale Amfora David Necmeskal, l’Ancaranese alla guida di un Air Tractor

David Necmeskal, l’Ancaranese alla guida di un Air Tractor

Quando a metà luglio è scoppiato l’incendio a Škrbina, l’abitato sul Carso che si trova vicino al Trstelj, da dove poi si è ampiamente diffuso, sono arrivati in soccorso due dei quattro nuovi velivoli antincendio Air Tractor. In un velivolo seduto sul sedile posteriore si trovava in qualità di osservatore il 31enne di Ancarano, David Necmeskal, uno dei due piloti sloveni che si stanno addestrando a pilotare gli aerei gialli antincendio con la sapiente guida di colleghi esperti provenienti dall’estero.

In un’intervista ad Amfora, il giovane Ancaranese, che proprio in questi giorni festeggerà l’arrivo della terza nata, ci ha raccontato cosa lo ha spinto a diventare pilota, com’è stato passare da un aereo militare ad uno antincendio e perché durante la lotta aerea agli incendi sembra, alle volte, di trovarsi sul treno della morte.

Da bambino sognava di diventare pilota?

“Sono sempre stato interessato all’ingegneria, mi piaceva fare modellini ed attività simili. Ma da bambino non avevo un’idea precisa di ciò che avrei voluto diventare”.

Quando è maturata la decisione che l’ha portata ad intraprendere questa carriera?

“È maturata gradualmente. Sono entrato alla Facoltà di Ingegneria meccanica senza particolari aspettative su dove mi avrebbero portato gli studi. Al secondo anno si poteva scegliere tra tre indirizzi di studio: ingegneria energetica, meccatronica e un corso come pilota di aerei o elicotteri da trasporto. Io ho scelto quest’ultima opzione. Alla fine del terzo anno ho deciso di fare domanda per il bando delle Forze armate slovene. Ho conseguito la laurea in brevissimi tempi anche perché questa era la condizione che mi avrebbe permesso di presentare la domanda. Ho superato con successo la selezione alla quale è seguita la frequentazione della scuola per ufficiali e poi quella di volo. Per i quattro anni successivi ho fatto parte della 152ª Squadriglia aerea come pilota dei Pilatus PC-9. Durante la pandemia sentivo di voler proseguire la mia futura carriera senza il marchio di pilota militare, e dopo un po’ ho deciso di dimettermi. Per caso si è liberato un posto di lavoro quale pilota di Air Tractor, ho fatto domanda ed eccomi qui”.

Ricorda ancora che sensazioni ha provato durante il suo primo volo in solitaria?

“Certamente. Ho conseguito il brevetto di pilota sportivo tra il secondo e il terzo anno presso l’Aero Club di Portorose. Avevo un eccellente primo istruttore, Igor Lorget che, purtroppo, è morto in un incidente aereo. Le prime ore di volo con lui mi sono piaciute tantissimo. Quando mi ha fatto salire da solo sull’aereo e mi ha mandato a fare il mio primo volo in solitaria, ero ovviamente emozionato. Dopo due giri di formazione effettuati con successo, sono atterrato ed è seguito il battesimo. È una sensazione molto bella quando ci si rende conto di essere in grado di volare, di avere il controllo e di poter fare completamente affidamento su sé stessi”.

Qual è la differenza tra pilotare un aereo sportivo ed uno militare?

“Il passaggio dal volo quale passatempo a quello professionale rappresenta in realtà un grande salto. Dopo il mio primo volo su un Pilatus, ho capito chiaramente che si trattava di una filosofia di volo completamente diversa. Tutto è diverso, la velocità, il comportamento dell’aereo… È come passare da un’auto ad una moto. Il volo professionale richiede una disciplina ferrea ed il rispetto delle norme. Non solo per motivi di sicurezza, ma anche per poter svolgere al meglio il compito che viene affidato assieme alla conduzione dell’aereo militare o antincendio”.

Quest’anno siete entrati a far parte della nuova unità antincendio aereo dell’Amministrazione della Repubblica di Slovenia per la protezione e il salvataggio. Lei e i suoi colleghi siete stati addestrati a pilotare gli Air Tractor e spegnere gli incendi da piloti stranieri esperti. Come si svolge l’addestramento?

“Il periodo giusto per iniziare l’addestramento sarà l’autunno, nella stagione in cui il numero di incendi cala. Durante l’estate ci siamo concentrati soprattutto sul supporto alle azioni antincendio, ma abbiamo anche avuto l’opportunità di volare con i tutor – due Spagnoli ed un terzo Italiano – e di vederli in azione. Ho assistito alla raccolta dell’acqua e alle operazioni di spegnimento dal sedile posteriore di uno degli Air Tractor durante l’incendio del Carso di luglio”.

Come ha vissuto questa esperienza? Lo spegnimento aereo degli incendi viene di solito ostacolato dalla scarsa visibilità causata del fumo che si alza dal suolo…

“Finché non si vive l’esperienza sulla propria pelle, è difficile immaginare quanto sia impegnativo scaricare l’acqua correttamente durante il volo ed a poche decine di metri da terra, in assenza di visibilità e al limite delle prestazioni del velivolo. In tali condizioni, la paura può rapidamente prendere il sopravvento se non ci si affida al pilota ed alle sue capacità. Ed i piloti stranieri con cui ci addestriamo sanno benissimo cosa stanno facendo”.

Cosa succede a un aereo quando scarica tre tonnellate d’acqua in una sola volta?

“Sembra di essere sul treno della morte in un parco divertimenti. L’aereo sgancia quasi tutta l’acqua che può trasportare in un’unica volta. L’aereo vola al limite delle sue prestazioni per tutto il tempo dell’attività di spegnimento, e si avvicina ad una velocità che non deve essere superata a causa delle caratteristiche aerodinamiche e strutturali del velivolo, molto vicino alla velocità di rottura della portanza; quindi se dovesse scendere al di sotto di una certa velocità, potrebbe perdere la portanza e precipitare. Poi a ciò si aggiungono altri effetti aerodinamici in seguito all’espulsione dell’acqua. Quando l’aereo scarica l’acqua, si sente una forza di gravità da due a tre volte superiore e l’aereo prende una direzione quasi autonomamente, di solito verso l’alto. Il pilota deve quindi assicurarsi che l’aereo mantenga la traiettoria con le corrette contromanovre”.

David Necmeskal (drugi z leve) se v prostem času posveča glasbi. Kot kitarist se je letos pridružil celjski zasedbi Radio Jam. (Foto: osebni arhiv) / David Necmeskal (secondo da sinistra) nel tempo libero si dedica alla musica. Quest’anno si è unito alla band di Celje Radio Jam come chitarrista. (Foto: archivio personale)

L’unità aerea antincendio è attualmente di base presso l’aeroporto Jože Pučnik, ma in futuro potrebbe essere spostata all’aeroporto di Divača. Cosa ne pensa di questa possibilità?

“Avrebbe molto senso, perché saremmo più vicini al centro antincendio, l’unità sarebbe “autonoma” e non sarebbe subordinata ai servizi esterni dell’aeroporto internazionale. Tuttavia, in questo caso l’aeroporto di Divača dovrebbe essere riqualificato o almeno ampliato”.

Divača sarebbe anche più vicina a casa. Si sente ancora di essere un Ancaranese, anche se vive a Lubiana da quando era studente?

“Assolutamente sì! È da molto tempo che penso di fare una rimpatriata con i miei amici di Ancarano, perché è da molto che non ci vediamo”.

Come nutre lo spirito, cosa fa quando non è al lavoro?

“Sono un rocchettaro nel cuore e ho sempre suonato la chitarra. Recentemente sono entrato a far parte di Radio Jam, una band di Celje, con la quale mi esercito con assiduità. Per il resto, il centro della mia vita è sicuramente la mia famiglia, che tra pochissimo aumenterà di numero, visto che per la fine di agosto aspettiamo l’arrivo di una bambina “.

Redazione

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