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Linda Rotter Pribac: “La comunità italiana arricchisce il territorio locale»

Come il Comune di Ancarano, quest’anno festeggia l’anniversario anche la Comunità autogestita della nazionalità italiana (CAN) di Ancarano. In occasione del decimo anniversario, celebrato alla fine di giugno con la Festa della musica, abbiamo parlato del percorso compiuto finora e dei progetti futuri con Linda Rotter Pribac, che presiede il consiglio della CAN sin dalla sua fondazione.

Linda Rotter Pribac predseduje svetu Samoupravne skupnosti italijanske narodnosti Ankaran že od njenega nastanka v začetku leta 2015. (Foto: Uredništvo) / Linda Rotter Pribac presiede il Consiglio della Comunità autonoma della nazionalità italiana di Ancarano sin dalla sua costituzione all’inizio del 2015. (Foto: La redazione)

Come si è sviluppata negli ultimi dieci anni la Comunità autogestita della nazionalità italiana di Ancarano?

«La CAN di Ancarano è nata contemporaneamente al Comune di Ancarano e, proprio come quest’ultimo, ha iniziato praticamente da zero. Non aveva né dipendenti né sede né statuto. È stato necessario redigere la documentazione di base, scrivere lo statuto, formalizzare la registrazione della comunità autogestita e avviare i lavori del consiglio. Anche il primo consiglio della CAN di Ancarano è stato eletto alle elezioni dell’autunno 2014, contemporaneamente all’elezione del sindaco e del consiglio comunale».

Come ha iniziato ad operare la CAN dopo le formalità iniziali? A quali temi e settori vi siete dedicati per primi?

«Nelle prime riunioni del consiglio abbiamo discusso temi che sono ricorrenti anche in tutte le altre zone in cui vivono i membri della comunità nazionale italiana e ai quali ci siamo già dedicati nell’ambito dell’associazione Comunità degli Italiani di Ancarano, fondata nel 2011. Si tratta dell’istruzione in lingua italiana, del rispetto del bilinguismo, del rispetto dei diritti della comunità nazionale italiana e naturalmente cosa più importante, dell’impegno per la conservazione e la promozione dell’uso della lingua italiana e della cultura italiana in questa zona».

Come avete affrontato queste sfide?

«Per quanto riguarda il bilinguismo, ad Ancarano non abbiamo avuto grandi difficoltà, poiché il comune si impegna a rispettarlo in modo coerente. Naturalmente si può sempre fare di più e meglio. Ad esempio, per quanto riguarda i nomi delle strade, alcune traduzioni sono errate e dovrebbero essere corrette. Un esempio è il cartello su cui la scritta Jadranska ulica è tradotta in Strada del Adriatic. Seguendo l’esempio di alcuni altri comuni, potremmo introdurre anche cartelli con i nomi storici di determinate zone, come ad esempio il monte Montemoro, che recentemente ha assunto il nome di Iskra. Anni fa abbiamo condotto una serie di interviste con gli anziani del luogo, per lo più appartenenti alla comunità italiana, che ci hanno raccontato molte cose interessanti sulla storia del luogo e sul suo patrimonio culturale.

Che cos’è la CAN di Ancarano e che cos’è la Comunità degli Italiani di Ancarano?

Le Comunità autogestite della nazionalità italiana (CAN) sono enti pubblici che, in conformità con la Legge sulle comunità nazionali autogestite, hanno iniziato a costituirsi dopo il 1991. In precedenza, le comunità italiane operavano nell’ambito di associazioni e sotto l’egida dell’Unione Italiana. La CAN di Ancarano fondata all’inizio del 2015, assieme alla CAN di Isola, Capodistria e Pirano, fa parte della CAN Costiera (presieduta da Alberto Scheriani). Ad Ancarano, oltre alla CAN, che svolge principalmente compiti istituzionali e di tutela della comunità nazionale italiana esiste anche l’associazione Comunità degli Italiani di Ancarano (presieduta da Guglielmo William Tell), che si occupa di cultura e altre attività.

Proprio con l’obiettivo di presentare la storia del luogo, la CAN intende pubblicare un libro su Ancarano. Come procede la sua preparazione e quale sarà il contenuto?

«Alla fine dello scorso anno abbiamo pubblicato un opuscolo che anticipa a grandi linee i capitoli del libro, ovvero il territorio, la storia, i toponimi, la cultura e il patrimonio. I contenuti sono stati preparati da un gruppo di sei esperti, tra cui archivisti, storici ed esperti di cultura. Si tratta di un lavoro lungo e impegnativo, poiché le informazioni provengono da numerose fonti situate in diverse località: Capodsitria, Venezia, Roma, Trieste, Pisino, Lubiana… Ci auguriamo che questo libro possa servire in futuro come base per valorizzare il nostro interessante patrimonio culturale e che possa essere utilizzato anche a fini didattici.

A proposito di istruzione: quanto è stato importante per la CAN di Ancarano l’acquisizione dell’asilo italiano, ovvero l’Unità di Ancarano dell’asilo Delfino blu?

Siamo molto orgogliosi di questo risultato e grati al comune per aver ascoltato le nostre esigenze e aver avviato l’istituzione di un asilo italiano. L’istruzione in lingua italiana è infatti molto importante per la conservazione e il rafforzamento della comunità nazionale. Collaboriamo molto volentieri con l’asilo, che opera al piano terra dell’edificio in Via Bevk 1, proprio sotto il nostro ufficio, i bambini ci fanno spesso visita e ci rallegrano la giornata. Anche per questo motivo è molto importante per noi che il Comune di Ancarano ci abbia messo a disposizione degli spazi proprio in questo edificio per le nostre attività. Nelle immediate vicinanze si trovano l’asilo, la biblioteca e il centro intergenerazionale, il che ci permette di rimanere integrati nel territorio e di collaborare con diversi gruppi di persone.

Gli spazi sono quindi garantiti, ora manca solo la loro ristrutturazione. Come l’avete pianificata?

«La ristrutturazione è stata pianificata in collaborazione con il comune. Di fondamentale importanza sarà la realizzazione di una piccola sala polivalente adeguatamente attrezzata, dove potremo organizzare diversi eventi culturali, sia nell’ambito della Comunità degli Italiani di Ancarano che in collaborazione con altre associazioni e gruppi. Abbiamo in mente mostre, conferenze, piccoli concerti, serate letterarie, spettacoli teatrali, proiezioni cinematografiche…».

Quali attività siete riusciti a organizzare negli ultimi anni nei locali attuali?

«Nell’ambito dell’associazione Comunità degli Italiani di Ancarano, sono stati avviati vari corsi, ad esempio di erboristeria, cosmesi, disegno, canto, italiano… I bambini frequentano molto volentieri il corso di chitarra tenuto da Janez Skaza, e sono molto attivi anche i membri delle due sezioni teatrali: Compagnia della Stanzetta e Club di teatro. Anche durante il periodo di carnevale c’è molta animazione, perché ospitiamo i membri della comunità che realizzano da soli i costumi per partecipare alla sfilata di carnevale di Muggia. Ci impegniamo ad ascoltare i desideri delle persone e a garantire il maggior numero possibile di attività diverse. Con le nostre esibizioni in lingua italiana ci piace presentarci anche agli eventi organizzati dal Comune di Ancarano o dall’Ente pubblico di Ancarano, promuovendo in questo modo l’uso della lingua italiana e del nostro dialetto istro-veneto.«

Quali sono i vostri desideri per il futuro sviluppo della comunità italiana di Ancarano?

«L’attuale consiglio, che guida la CAN già al terzo mandato, ha intrapreso un percorso di sviluppo che sta portando avanti con successo. Spero che i nostri successori sapranno realizzare la nostra missione con contenuti ancora migliori e più moderni. Soprattutto, mi auguro che i giovani interiorizzino la nostra cultura e rafforzino con successo la consapevolezza della nostra storia e del nostro patrimonio culturale variegato e ricco, arricchendo con esso anche il contesto locale più ampio. In generale, purtroppo, i giovani sono sempre meno coinvolti in attività che non sono finanziariamente interessanti. Vorrei che capissero l’importanza di agire per un bene superiore. La cultura arricchisce l’uomo in generale e deve quindi essere creata con il cuore, non per il contributo finanziario. E se questo impegno sincero diminuirà, purtroppo diminuirà anche l’attività culturale.

La redazione

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