L’antefatto di questa Buona storia sui popolari educatori di Ancarano, Matej Babič e Matjaž Karlovčac, risale a 15 anni fa. “Poco dopo l’apertura dell’asilo di Ancarano, che all’epoca operava ancora come unità dell’asilo di Semedella, Niko, un assistente educatore, è stato con noi per un anno scolastico. Come Matjaž e Matej oggi, anche lui sapeva come ravvivare le attività suonando la chitarra”, racconta la vicepreside Kristina Twrdy.
Due educatori con la musica nel cuore
Al collettivo femminile dell’asilo di Ancarano si è poi unito Matej Babič nel 2014. Oggi trentottenne, l’insegnante ancaranese è professore di educazione sportiva. Ha iniziato a lavorare come assistente nella scuola materna di Ancarano, poi, con un’ulteriore formazione, è diventato assistente educatore e infine educatore. È stato accolto bene dalle sue colleghe, mentre i genitori hanno avuto sentimenti contrastanti all’inizio: “C’era di tutto, dalla diffidenza e talvolta la sottovalutazione, alle parole molto incoraggianti e alla soddisfazione”, ricorda Matej, che quest’anno lavora con il gruppo di bambini più grandi, quello della scuola materna. Oltre allo sport e all’esercizio fisico in generale, è sempre stato appassionato di musica. Negli ultimi anni ha cantato in cori e suonato occasionalmente e anche il suo ruolo di bassista nel gruppo punk-rock Pangea è impresso nella storia della scena musicale del Litorale.
È interessante notare che anche Matjaž Karlovčec, collega educatore di Matej, ha suonato il basso in molti gruppi e vari generi musicali (dal blues-rock al metal, all’etno e all’elettronica). “Più tardi ho imparato a suonare anche la chitarra classica. Il principale progetto musicale a cui sto lavorando attualmente è lil gruppo Bregove dere, con cui stiamo provando proprio qui ad Ancarano e stiamo ultimando il nostro album di debutto”, confida il quarantaquattrenne di Salara, che lavoro all’asilo di Ancarano da sette anni, attualmente con i bambini dai 3 ai 5 anni. Laureato in antropologia e studi culturali, con esperienze lavorative in vari settori, è anche padre di una bambina di dieci anni. È stata una lezione all’asilo di sua figlia, dove ha presentato i suoi strumenti ai bambini, ad incoraggiarlo ad intraprendere la carriera di educatore qualche anno fa. “Ho capito che lavorare con i bambini era qualcosa che mi appassionava. Mi sono riqualificato e ho iniziato a lavorare nell’asilo di Ancarano come assistente in diversi gruppi, familiarizzando così con il lavoro all’silo”, racconta Matjaž. Ciò che lo ispira maggiormente nel suo lavoro è l’energia dei bambini: “Il modo in cui ti accolgono quando entri nella sala giochi, la gratitudine che mostrano, la gioia sui loro volti”.
Coerenza e fermezza, ma anche sensibilità e comprensione
Matej è dello stesso parere: “Il vantaggio di questa professione è che sei a contatto con l’energia dei bambini piccoli, che sono estremamente percettivi e assorbono le conoscenze come spugne. Ti ricarica come persona, ma può anche esaurirti rapidamente se non sai come equipaggiarti con la giusta energia e non ti poni dei limiti”. Naturalmente, ci sono anche molte sfide. “La sfida è essere costanti, coerenti, chiari e se necessario inflessibili”, racconta Matjaž. “Con il tempo si riesce a capire quando un bambino ha effettivamente bisogno di attenzione perché ha un problema e quando invece sta cercando di ottenere qualcosa. In base alla mia esperienza, è importante anche non reagire troppo frettolosamente. Se si lavora con i bambini, bisogna avere una certa calma dentro di sé. Si alza la voce quando è necessario, ovviamente, ma allo stesso tempo si è percettivi e comprensivi”, aggiunge.
Sia lui che Matej stanno notando un cambiamento nelle generazioni di bambini che interagiscono sempre più con i dispositivi intelligenti: Quando è evidente che c’è un uso eccessivo, cercano di farlo notare ai genitori. Per quanto riguarda il declino delle capacità motorie dei bambini, ritengono che, pur essendoci una tendenza generale, la situazione non sia così preoccupante come in altre parti del mondo. “È vero, tuttavia, che i bambini sono iperprotetti per alcuni aspetti. Non si vedono quasi più bambini con gomiti e ginocchia ammaccati”, osserva Matjaž. “Sarebbe utile che i bambini avessero più libertà e fossero esposti a certe attività per sviluppare la loro indipendenza”, aggiunge Matej, concludendo: “Da questo punto di vista, Ancarano è un microambiente ideale perché è abbastanza piccolo da permettere ai bambini di fare alcune cose in completa autonomia, ad esempio andare agli allenamenti, al negozio, alla scuola di musica o in biblioteca da soli”.
La redazione